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31 marzo 2010

Settimane Bianche Sioniste

In Israele, ho scoperto che per andare a sciare sul monte Hermon vengono spesso utilizzati mezzi di trasporto collettivo. I famosi

"Skibbutz"

12 novembre 2008

Tradizioni a raffica

L'altro giorno ho incontrato un trafficante d'armi in viaggio di piacere. Gli ho chiesto dove stesse andando, e lui mi ha risposto Israele. Gli ho chiesto come mai avesse scelto quella meta. E lui mi ha risposto che era attirato dai loro:

"Uzi e costumi"

18 maggio 2008

Antropologica Follia

Periodo: 19/02/08
Fonte: la mia moleskine

Oggi sono tornato a Gerusalemme dopo tanti anni e con un bel po' di consapevolezza in più. Ho imparato molte cose da questa visita a zonzo per le sue vie:

1) Gerusalemme è una città folle. Appena arrivato sono andato al cenacolo e mi sono trovato di fronte alla seguente scena: un gruppo di circa 40 donne di colore che si mettono a cantare un gospel ad alta voce. Poco dopo entra un gruppo di altrettanti giapponesi che si mettono a cantare anche loro un gospel (!) A questo punto il gruppo nigga alza la voce, tempo 30 secondi e anche i jap alzano la voce ingaggiando la sfida... Nel giro di un minuto non si sentiva più nulla dal casino che facevano queste 80 persone. Non avrei mai immaginato di vedere, in vita mia, dei jap che sfidano dei nigga a colpi di gospel. Sembra una cosa da commedia surreale o da teatro dell'assurdo.

2) La religione è folle: il santo sepolcro è conteso/diviso tra le principali ramificazioni del cristianesimo (cattolici, ortodossi, armeni, siriani, etc). Non riescono a mettersi d'accordo su nulla; ad esempio: sono 150 anni che una scala di legno è appoggiata su un cornicione della facciata e non riescono a mettersi d'accordo su cui ha il diritto di toglierla perchè bisogna prima decidere a chi appartiene il cornicione (!) O i cessi per il pubblico che sono completamente distrutti ed allagati perchè da decenni non riescono a mettersi d'accordo su come ristrutturarli (i cessi per il pubblico!)... Alla fine le chiavi del santo sepolcro sono state date in custodia a una famiglia araba che ogni mattina apre le porte e alla sera le chiude... Il luogo più importante della cristianità ridotto in male arnese perchè vittima di beghe condominiali degne di un condominio di Abbiategrasso.

3) Gli uomini sono folli: verso sera, poco prima di partire, mentre girovagavo per le viuzze tra il quartiere ebraico e quello armeno sono incappato in una scaletta metallica che saliva lungo il fianco di una casa... Percorrendola mi sono ritrovato sui tetti della città: vista magnifica... A quel punto mi accorgo di una cosa strana: vari basettoni (ultraortodossi ebrei) che camminano sui tetti (i tetti sono piatti o leggermente ondulati, collegati tra loro, come nella migliore tradizione mediterranea)... A qualche centinaio di metri vedo una bandiera Israeliana che sventola su una guardiola della polizia piazzata sulla sommità di un gruppo di case che hanno i tetti tutti recintati con lastre di ferro e filo spinato... Chiedo spiegazioni a una guida. Mi spiega che è un piccola enclave di ebrei ultraortodossi all'interno del quartiere musulmano: per evitare di passare dalle strade del quartiere musulmano si sono costruiti una viabilità alternativa sui tetti, completa di guardie private per la protezione...

Poi ci sono tante altre cose divertenti, come i metal detector a prova di shabbat (giorno in cui non si può lavorare, questo implica anche il divieto di interagire con qualsiasi apparecchiatura elettrica che possa "provocare lavoro"). Però questi metal detector per accedere al muro del pianto (e solo questi) possono essere usati dagli ultraortodossi anche durante le feste (certificazione del capo rabbino di Israele!). L'entrata della spianata del tempio che è stata accuratamente nascosta (se non sai dov'è non ci puoi entrare, e gli Israeliani fanno di tutto per nasconderla). Per intenderci: è di fianco a una delle entrate del muro del pianto, ma non è indicata, sta sotto la scritta "ingresso donne", salvo che a lato c'è un piccolo pertugio che ti porta in un corridoio fatto di reti metalliche e poi a un ponte coperto di legno che ti porta su. Dopo aver passato un cartello che vieta agli ebrei di salire (sempre a firma del capo rabbino di Israele) e un altro check-in, che sconsiglia di continuare perchè la polizia non può garantire la sicurezza all'interno della spianata, ti ritrovi su questo ponte sospeso sopra il muro del pianto, presidiato da militari. Superi un mucchio di scudi di plexiglas ammassati in un angolo (chissà se sono gli stessi che hanno usato per proteggere Sharon durante la passeggiata sulla spianata) che quelli della nostra polizia fanno ridere al confronto. E poi entri in questo posto fuori dal tempo... Olivi, cipressi, marmo, portici, e la moschea della roccia col suo blu e oro che ti tolgono il fiato... E a ogni porta di ingresso alla spianata (riservate ai musulmani per entrare, utilizzabili da tutti per uscire) una coppia di militari che controlla (dall'interno) gli accessi. Mi ha colpito il fatto che nella coppia ci fosse quasi sempre una ragazza, come una provocazione? (donna, militare, col capo scoperto) o al contrario per evitare "frizioni" tra maschi alfa ebrei e maschi alfa musulmani? O per eventuali perquisizioni alle donne?

... di Gerusalemme mi ha colpito più che altro l'aspetto di antropologica follia...

16 maggio 2008

Posti di Blocco, Ken, Lo.

Periodo: 22/02/08
Fonte: la mia moleskine

[…] Tra i molti appunti che ho preso (più che altro mail che ho scritto) non ho ancora segnato le prime, forti impressioni dell'attraversamento dei territori occupati, nella notte del 15. Abbiamo deciso di raggiungere il Mar Morto da nord, percorrendo prima la 1 da Gerusalemme e poi svoltando sulla 90, lungo la West Bank.

Prima annotazione: una strada nel deserto, percorsa di notte, non dà l'impressione di spazi sconfinati, ma di "non luoghi". E i posti di blocco dei militari (agli incroci o alle fermate degli autobus) non sono altro che avamposti in mezzo al vuoto. Come in una sorta di mito della frontiera trasposto nel "sociologico asfittico del medio oriente" (d'altronde gli arabi non sono certo gli indiani o dei barbari sconosciuti, e queste terre non hanno l'estensione della frontiera americana, anche se nominalmente sono nel "West").

I posti di blocco emergono all'improvviso dal nulla denso e umido della notte. Il primo lo abbiamo incontrato subito dopo aver imboccato la 90, direzione En Gedi. Giovani ragazzi imbacuccati nella divisa e in cappellini di lana colorati, molto più giovani di noi, con una tremenda espressione da uomini. Tremenda per la sua limpidezza ed ineluttabilità.

(Ma tu li hai mai visti questi militari ai posti di blocco? E' impossibile giudicare. Non sono militari. Sono ragazzi svaccati sotto la tettoia della fermata: sembra che aspettino l'autobus. Ragazzi a cui hanno dato in mano un fucile, lasciando che l'ambiente ostile li rendesse uomini… all'occorrenza. Che scattano in piedi e cambiano espressione appena vedono i fari di un'auto avvicinarsi…)

Senza sapere esattamente dove cada il confine di queste terre. Un limbo vuoto e conteso (surreale nella notte). D'altronde non si sa mai dove cadono i confini in questi luoghi, neanche quelli del bene e del male; del giusto e dello sbagliato. Perchè non si possono spostare trecentomila persone con un tratto di penna. Sei città di Trento da abbandonare e ricostruire nel giro di una notte.

(Poi ci sono i sorrisi di Bernardo e le sue sabbie mobili, le epiche scalate di Milen alla conquista di Masada e di un bagno. I colori del deserto all'alba e l'improbabile perdersi, con Eddie Vedder nelle orecchie)

Questa terra non è "ken" o "lo", ma lei stessa e il deserto vogliono che tu lo sia. Una tuta militare, un cappello di lana, un viso da ragazzino (e un gesto fugace): "ken" invece di "lo" e un sogno durato (atteso?) vent'anni che si realizza. Nella progenie (e nel volto guardingo del soldato che si rilassa in un sorriso).

Terra destinata (maledetta?) a essere di tutti e di nessuno. Per i miei genitori e per me bambino questa terra è stata "lo". Ora è "ken" per me e i miei compagni di viaggio. Per chi ci abita la risposta è la stessa, e sempre diversa, ogni mattina. Aspettando i missili da Nord, spostando ogni giorno i confini un po' più in là. Tutti vittime di un fatalismo che ha due sole parole, indifferenti: "Ken", "Lo".

Ken = Si'
Lo = No